12) Cyrano de Bergerac. Centralit del Sole e infinit
dell'Universo.
Cyrano arriva sulla luna, che per lui  il Paradiso, dove incontra
il profeta Elia, il quale gli narra come Adamo ed Eva, cacciati
dal Paradiso (cio dalla Luna), fossero giunti sulla Terra e come
Enoch, aiutato da Dio, fosse tornato in Paradiso (cio sulla
Luna).
S. de Cyrano de Bergerac, L'altro mondo o gli Stati ed imperi
della Luna.

Sappiate, dunque, che dopo di aver gustato entrambi della mela
vietata, Adamo, temendo che Iddio, irritato dalla sua presenza,
aggravasse la pena, consider la luna, e cio la vostra Terra,
come il solo rifugio in cui poter trovare riparo dalla
persecuzione del suo creatore. Ora, in quel tempo, l'immaginazione
dell'uomo era s forte, per non essere stata ancora corrotta n
dagli stravizi, n dalla crudit degli alimenti, n
dall'alterazione prodotta dalle malattie, che essendo allora
eccitata dal violento desiderio di raggiungere quell'asilo, ed
essendo il corpo divenuto leggiero per il fuoco di
quell'entusiasmo, vi fu tratto allo stesso modo, onde si son visti
dei filosofi, tesa fortemente l'immaginazione a qualche cosa,
esser portati in aria, in quei rapimenti che voi chiamate
estatici. Eva, che la debolezza del suo sesso rendeva pi debole e
men calda, non avrebbe certamente avuto l'immaginazione tanto
vigorosa, da vincere, con la forza della volont, il peso della
materia, ma poi ch'era passato pochissimo tempo da che era stata
tratta dal corpo di suo marito, la simpatia, mediante la quale
detta met era ancora legata al tutto, la trasse verso di lui, man
mano che saliva, come l'ambra si fa seguire dalla paglia, come la
calamita si volge al settentrione, donde  stata strappata; ed
egli attir quella parte di se stesso, come il mare attira i fiumi
che son da esso usciti, e insieme arrivati alla vostra Terra,
s'adattarono a vivere fra la Mesopotamia e l'Arabia. Gli ebrei lo
hanno conosciuto col nome di Adam, e gli idolatri con quello di
Prometeo, che i poeti finsero aver rapito il fuoco dal cielo, a
causa dei discendenti che gener forniti di un'anima non meno
perfetta di quella di cui Dio l'aveva dotato. Cos fu che per
abitar il vostro mondo, il primo uomo lasci questo diserto. Ma il
Sapientissimo non volle che una dimora cos felice restasse priva
di abitanti; egli permise, pochi secoli dopo, che a Enoch, stanco
della compagnia degli uomini, la cui innocenza si corrompeva,
venisse voglia di abbandonarli. Quel santo personaggio non ravvis
alcun ritiro sicuro dall'ambizione dei suoi parenti, che gi si
sgozzavano per spartirsi il vostro mondo, tranne la terra
felicissima di cui una volta Adamo, suo nonno, gli aveva parlato.
Ma come arrivarci? La scala di Giacobbe non era stata ancora
inventata! A ci suppl la grazia dell'Altissimo, la quale
condusse Enoch ad avvedersi che il fuoco del cielo discendeva
sugli olocausti dei giusti e di quelli che erano graditi davanti
alla faccia del Signore, secondo la parola da lui pronunziata:
L'odore dei sacrifici del giusto  salito sino a me. Un giorno
che quella fiamma divina s'infervorava a consumare una vittima che
egli offriva all'Eterno, del vapore che se ne esalava riemp due
grandi vasi che sigill ermeticamente, e se li attacc sotto le
ascelle. Tosto il fumo, che tendeva a salir direttamente a Dio, e
che non poteva, a meno d'un miracolo, attraversare il metallo,
spinse i vasi in alto, e questi sollevarono in tal modo il
sant'uomo con loro. Quando fu salito sino alla luna, ed ebbe
gettato lo sguardo su questo bel giardino, un'esplosione di gioia
quasi soprannaturale gli fece conoscere che esso era il Paradiso
terrestre, in cui suo nonno aveva un tempo abitato. Sleg
prontamente i vasi, che aveva cinti a mo' d'ali attorno alle
spalle, e lo fece con tale slancio, che era s e no a quattro tese
dalla luna, che gi aveva preso congedo dai suoi sostegni.
L'altezza, tuttavia, era tale che avrebbe potuto ferirsi
gravemente, se non fosse stato per la gran ruota della sua veste,
in cui s'ingolf il vento, e l'ardore del fuoco della carit che
lo sostenne fin ch'ebbe posato il piede a terra. Quanto ai due
vasi, essi salirono finch Dio non li ebbe incastonati nel cielo,
dove sono rimasti: e sono ci che noi oggi chiamiamo le Bilance.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1968, volume
dodicesimo, pagine 863-865.
